La condizione degli studenti universitari siciliani
Comitato via Bandiera 36, Palermo
L’università è l’anima della società, il luogo della ricerca, dello sviluppo, del futuro dell’intera regione. Ma l’università siciliana ha un primato tristemente negativo: quello della più alta percentuale di studenti che, dopo la laurea, decidono di emigrare. Perché?
Al di là delle valutazioni di merito che è superfluo esprimere, in questa sede, sulla riforma e le sue applicazioni, su come denigri le potenzialtà di studenti, docenti e ricercatori, su come sottragga risorse materiali, creative ed umane che rendono oltremodo inadeguato l’intero sistema dell’istruzione, sarebbe ipocrita ritenere che tutti i problemi siano riconducibili alla legge Moratti.
In seguito alle normative sul decentramento amministrativo e sull’autonomia scolastica e universitaria la regione siciliana ha ritenuto opportuno delegare a enti privati la gestione dei servizi relativi all’ambito accademico, non sempre con risultati brillanti.
Pur senza entrare nel merito della questione, assai spinosa e tecnica, è comunque legittimo fare alcune riflessioni sui numerosi disagi che gli studenti universitari sono costretti a subire.
Borse di studio, contributi alloggio e per la mobilità studentesca, possibilità di lavoro part-time all’interno delle facoltà, sono strumenti che in molti casi semplificano la vita dello studente e della sua famiglia. Ma non sempre sono erogati in misura adeguata al numero degli iscritti.
E non sarebbe neppure eccessivo affermare che spesso sono attribuiti con criteri non proprio trasparenti, a soggetti che non ne avrebbero realmente bisogno.
La questione dei benefici universitari e dei relativi meccanismi di assegnazione potrebbe apparentemente sembrare non pertinente con i programmi elettorali di un candidato alla presidenza regionale, ma ecco che essa assume una valenza tutta politica se poniamo l’accento sulla vertenza affitti.
E’ noto che intorno al mondo universitario ruotano grandi e piccoli interessi, tra questi non sono da sottovalutare quelli degli svariati proprietari di immobili che dalla speculazione sui contratti di locazione traggono una immensa risorsa di reddito, poiché nella maggior parte dei casi si tratta di accordi verbali, in nero, senza alcuna registrazione.
Non si può non tener conto di ciò, nel momento in cui si afferma che la lotta all’evasione fiscale è strumento di risanamento per i bilanci di uno Stato sempre più pressato dalla crisi economica.
Esistono bilanci alternativi gestiti da una qualche forma di mafia che, se non spara, per lo meno soffoca.
Si tratta di risorse essenziali per supportare una politica culturale innovativa che fornisca agli studenti servizi sempre più avanzati. Biblioteche, videoteche, internet point, buoni-libro, abbonamenti, mense attrezzate, pensionati, mezzi di trasporto più efficienti sono beni di cui anche gli universitari siciliani hanno diritto.
In un contesto di precariato e favoritismi il diritto allo studio non è uguale per tutti e specialmente per quanti, non godendo di alcun beneficio economico da parte degli atenei, sono costretti a lavori saltuari e sottopagati per mantenersi agli studi.
Sono questioni di vitale importanza affinchè sia possibile un accesso democratico alle università, per tutte e tutti.
La problematica universitaria non si risolve tuttavia nel dare risposta a questi argomenti, che pure sono importanti.
Una politica dello sviluppo che veda nelle potenzialità della ricerca universitaria un’irrinunciabile opportunità di avanzamento tecnologico e industriale, deve operare un serio investimento finalizzato alla creazione di reti di collegamento tra saperi accademici, sperimentazione e mondo del lavoro, in tutti i comparti socio-economici.

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