13.12.05

Apriamo il cantiere…

Maurizio Guzzardo

E’ una parola di cui tempo fa si abusò ed è per questo che avrei preferito… altro.
Comunque a parte queste divagazioni ,mi piace soffermarmi come già avevo fatto in precedenza sul METODO.
- Circoscrivere la zona d’intervento
- Conoscere i punti di forza e di debolezza di quel territorio
- Coinvolgere gli attori locali fino al semplice cittadino
- Creare gli strumenti della partecipazione
- Scegliere i candidati del collegio
- Mettere in contatto il candidato con il territorio che rappresenterà

Per creare gli strumenti per una vera partecipazione da parte di chi davvero lo voglia, secondo me occorre parlare si di programma ma sul TERRITORIO.
Occorre coinvolgere le persone e per questo non dobbiamo dimenticare che il cuore della campagna dovranno essere i Comitati.

Operazione “LO SCRIVANO”

Perché questo possa avvenire occorrono gli STRUMENTI delle partecipazione.
La rete Internet, con le e-mail o i forum
le poste italiane,con una semplice lettera
il telefono.
Occorre dotare i territori in oggetto di tali strumenti :
- Punti internet con operatori
- Numero verde
occorre creare una rete di operatori che faccia in modo che questi canali funzionino e diano le giuste risposte a chi partecipa,tenendo conto anche delle singole voci.
Inoltre occorrerà creare un canale sempre attivo tra Rita e chi le starà accanto e chiunque vorrà essere partecipe di questo processo.

Infine occorrerà creare un contatto tra i cittadini del territorio in esame e coloro che li rappresenteranno come candidati del collegio.
Fino a dare la possibilità a questi stessi di scegliere il loro candidato, magari con delle primarie.

Idee buttate là
Operazione “IL CONDOMINIO” “IL POSTO DI LAVORO” etc….
1000,2000 comitati dovranno sorgere dappertutto come segno di grande partecipazione.

Operazione “CINEMA-TEATRO-PALESTRE-PARROCCHIE”
Cercare posti fisici sul territorio dove incontrarsi,discutere ed assistere a proiezioni di film,documentari,inchieste che possano essere utili per creare consenso intorno a Rita.

Politiche sociali, migranti e povertà.

Comitato via Bandiera 36, Palermo

La legge Bossi-Fini, come in precedenza la Turco-Napolitano, impedisce ai migranti di godere dei diritti fondamentali sanciti dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino dell’ONU, oltre che dalla Costituzione Italiana. Ai cittadini del mondo, costretti a fuggire dagli orrori della guerra o da una povertà intollerabile dovuta ad arretratezza, un rinnovato colonialismo, depredamento delle risorse, anche da parte dei governi occidentali, viene negato ogni diritto, ogni speranza di poter essere accolti in un altro Paese: sono accettati solo se in possesso di un contratto lavorativo o altrimenti rinchiusi nei centri di permanenza temporanea dove si vive alla stregua di animali.
In conseguenza di ciò sono in molti a vivere lavorando nell’illegalità senza un regolare permesso di soggiorno. costretti a mandare per strada i propri figli, senza nome e senza tetto, a vendere rose e merci di ogni tipo tra l’indifferenza generale. Senza contare che, oltre alle violenze fisiche, ai bambini viene totalmente preclusa la possibilità di sperare in condizioni di vita migliori attraverso l’istruzione scolastica, che di fatto viene loro negata.
Non bisogna dimenticare che questi sono problemi comuni a larga parte delle famiglie palermitane, specialmente di quelle che vivono in quartieri altamente degradati e fortemente controllati dalla mafia, in condizioni orribili e tra soprusi e violenze di ogni tipo. Condizione estendibile anche ad altre città o ad altri paesi della Sicilia.
Chiediamo che si ponga l’accento sulla riorganizzazione dei sevizi sociali, istituzione tanto importante in Sicilia ma spesso non in grado di intervenire in maniera adeguata su casi estremi e di difficile gestione.
Chiediamo, visti i tagli innumerevoli, un maggiore investimento economico e la creazione di nuove reti della società civile, indispensabile spalla dello Stato, a partire dalle quali sarebbe possibile costruire efficaci progetti di intervento sociale, magari in strutture confiscate alla mafia.
Chiediamo che sia rafforzata la funzione di controllo da parte delle forze dell’ordine, che di fatto, nonostante l’introduzione della figura dei poliziotti di quartiere, non hanno effettiva possibilità di intervento.
Chiediamo l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle reali condizioni di vita dei cittadini, siano essi immigrati, clandestini o siciliani dimenticati, affinchè questi non siano abbandonati alla pubblica indifferenza, ma posti al centro di una politica sociale rifondata nell’ottica della piena integrazione e non del mero assistenzialismo.

La condizione degli studenti universitari siciliani

Comitato via Bandiera 36, Palermo

L’università è l’anima della società, il luogo della ricerca, dello sviluppo, del futuro dell’intera regione. Ma l’università siciliana ha un primato tristemente negativo: quello della più alta percentuale di studenti che, dopo la laurea, decidono di emigrare. Perché?
Al di là delle valutazioni di merito che è superfluo esprimere, in questa sede, sulla riforma e le sue applicazioni, su come denigri le potenzialtà di studenti, docenti e ricercatori, su come sottragga risorse materiali, creative ed umane che rendono oltremodo inadeguato l’intero sistema dell’istruzione, sarebbe ipocrita ritenere che tutti i problemi siano riconducibili alla legge Moratti.
In seguito alle normative sul decentramento amministrativo e sull’autonomia scolastica e universitaria la regione siciliana ha ritenuto opportuno delegare a enti privati la gestione dei servizi relativi all’ambito accademico, non sempre con risultati brillanti.
Pur senza entrare nel merito della questione, assai spinosa e tecnica, è comunque legittimo fare alcune riflessioni sui numerosi disagi che gli studenti universitari sono costretti a subire.
Borse di studio, contributi alloggio e per la mobilità studentesca, possibilità di lavoro part-time all’interno delle facoltà, sono strumenti che in molti casi semplificano la vita dello studente e della sua famiglia. Ma non sempre sono erogati in misura adeguata al numero degli iscritti.
E non sarebbe neppure eccessivo affermare che spesso sono attribuiti con criteri non proprio trasparenti, a soggetti che non ne avrebbero realmente bisogno.
La questione dei benefici universitari e dei relativi meccanismi di assegnazione potrebbe apparentemente sembrare non pertinente con i programmi elettorali di un candidato alla presidenza regionale, ma ecco che essa assume una valenza tutta politica se poniamo l’accento sulla vertenza affitti.
E’ noto che intorno al mondo universitario ruotano grandi e piccoli interessi, tra questi non sono da sottovalutare quelli degli svariati proprietari di immobili che dalla speculazione sui contratti di locazione traggono una immensa risorsa di reddito, poiché nella maggior parte dei casi si tratta di accordi verbali, in nero, senza alcuna registrazione.
Non si può non tener conto di ciò, nel momento in cui si afferma che la lotta all’evasione fiscale è strumento di risanamento per i bilanci di uno Stato sempre più pressato dalla crisi economica.
Esistono bilanci alternativi gestiti da una qualche forma di mafia che, se non spara, per lo meno soffoca.
Si tratta di risorse essenziali per supportare una politica culturale innovativa che fornisca agli studenti servizi sempre più avanzati. Biblioteche, videoteche, internet point, buoni-libro, abbonamenti, mense attrezzate, pensionati, mezzi di trasporto più efficienti sono beni di cui anche gli universitari siciliani hanno diritto.
In un contesto di precariato e favoritismi il diritto allo studio non è uguale per tutti e specialmente per quanti, non godendo di alcun beneficio economico da parte degli atenei, sono costretti a lavori saltuari e sottopagati per mantenersi agli studi.
Sono questioni di vitale importanza affinchè sia possibile un accesso democratico alle università, per tutte e tutti.
La problematica universitaria non si risolve tuttavia nel dare risposta a questi argomenti, che pure sono importanti.
Una politica dello sviluppo che veda nelle potenzialità della ricerca universitaria un’irrinunciabile opportunità di avanzamento tecnologico e industriale, deve operare un serio investimento finalizzato alla creazione di reti di collegamento tra saperi accademici, sperimentazione e mondo del lavoro, in tutti i comparti socio-economici.

Un esempio di programma collaborativo

Democracy 2.0 is a Wikilaw experiment that hypothesizes that a wide
range of individuals, not just politicians and special interest
groups, can contribute to the creation of our nation's laws. All laws
listed in this section are the collaborative effort of the Democracy
2.0 community. The site aggregates the viewpoints of all users, after
a large number of edits, to reach a consensus on what laws society
should impose on us.

Democracy 2.0 hopes to answer the following question: if the country
started from scratch today, meaning there are no laws, what laws would
you make for society?

We hypothesize that collaboration through a wiki will filter social
norms, transform these social norms into legislation, which in turn
will produce superior laws to govern society.

http://wiki-law.org/mwiki/index.php?title=Democracy_2.0:_Main_Page

9.12.05

Per una conferenza sulla pesca e sul vino

La scrivente Marina Ingrassia amministratore di azienda di promozione
turistica opera nel Trapanese ma con tante difficoltà vorrebbe organizzare
il mese di Marzo una conferenza sulla pesca e sul vino uniche risorse della
mia provincia chiedo Vs. collaborazione dal momento che dalle Vs. e-mail che
ricevo giornalmente siete disponibili e sensibili.

se interessati contattateci ai numeri 338/3298043 0923/ 956955