13.12.05

Politiche sociali, migranti e povertà.

Comitato via Bandiera 36, Palermo

La legge Bossi-Fini, come in precedenza la Turco-Napolitano, impedisce ai migranti di godere dei diritti fondamentali sanciti dalla Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo e del Cittadino dell’ONU, oltre che dalla Costituzione Italiana. Ai cittadini del mondo, costretti a fuggire dagli orrori della guerra o da una povertà intollerabile dovuta ad arretratezza, un rinnovato colonialismo, depredamento delle risorse, anche da parte dei governi occidentali, viene negato ogni diritto, ogni speranza di poter essere accolti in un altro Paese: sono accettati solo se in possesso di un contratto lavorativo o altrimenti rinchiusi nei centri di permanenza temporanea dove si vive alla stregua di animali.
In conseguenza di ciò sono in molti a vivere lavorando nell’illegalità senza un regolare permesso di soggiorno. costretti a mandare per strada i propri figli, senza nome e senza tetto, a vendere rose e merci di ogni tipo tra l’indifferenza generale. Senza contare che, oltre alle violenze fisiche, ai bambini viene totalmente preclusa la possibilità di sperare in condizioni di vita migliori attraverso l’istruzione scolastica, che di fatto viene loro negata.
Non bisogna dimenticare che questi sono problemi comuni a larga parte delle famiglie palermitane, specialmente di quelle che vivono in quartieri altamente degradati e fortemente controllati dalla mafia, in condizioni orribili e tra soprusi e violenze di ogni tipo. Condizione estendibile anche ad altre città o ad altri paesi della Sicilia.
Chiediamo che si ponga l’accento sulla riorganizzazione dei sevizi sociali, istituzione tanto importante in Sicilia ma spesso non in grado di intervenire in maniera adeguata su casi estremi e di difficile gestione.
Chiediamo, visti i tagli innumerevoli, un maggiore investimento economico e la creazione di nuove reti della società civile, indispensabile spalla dello Stato, a partire dalle quali sarebbe possibile costruire efficaci progetti di intervento sociale, magari in strutture confiscate alla mafia.
Chiediamo che sia rafforzata la funzione di controllo da parte delle forze dell’ordine, che di fatto, nonostante l’introduzione della figura dei poliziotti di quartiere, non hanno effettiva possibilità di intervento.
Chiediamo l’istituzione di una commissione d’inchiesta sulle reali condizioni di vita dei cittadini, siano essi immigrati, clandestini o siciliani dimenticati, affinchè questi non siano abbandonati alla pubblica indifferenza, ma posti al centro di una politica sociale rifondata nell’ottica della piena integrazione e non del mero assistenzialismo.